Associazione di solidarietà La Villetta per Cuba
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STORIA
 

Cuba fu scoperta da Cristoforo Colombo nel corso del suo primo viaggio verso le Americhe nel 1492, ed è la più grande isola delle Antille, popolarmente chiamata cayman per la sua forma di caimano disteso nel Mar dei Caraibi.

La colonizzazione spagnola fece strage di siboneys e tainos, le due popolazioni indie che abitavano l'isola e che non superavano le 200.000 unità. A guidare la loro resistenza fu un capo ribelle di nome Hatuey, che venne bruciato vivo perché non aveva voluto convertirsi alla religione cattolica (oggi è possibile trovare una piccola statua raffigurante il primo ribelle dell'isola nella piazza centrale di Baracoa).

La conquista definitiva dell'isola si deve a Diego Velasquez, che nel 1510 partendo da Baracoa esplorò ogni palmo di territorio e piegò con la forza, la resistenza degli indios. Dopo quasi 5 anni di guerra, l'isola era sotto il controllo degli spagnoli che stabilirono il loro quartier generale a Santiago de Cuba, nella parte orientale dell'isola.

Alla metà del '500, l'Avana diventa uno dei più grandi porti del mondo, ma anche ritrovo di scorribande di pirati e contrabbandieri francesi, inglesi e olandesi che cercano di dare l'assalto alla flotta spagnola. La collocazione geografica è ideale per fare sosta durante la traversata verso le Americhe. Si spiega così il fatto che il simbolo di Cuba finisca per diventare una "chiave", la chiave d'accesso da un punto all'altro del continente americano.

Nel 1614 inizia la coltivazione in larga scala del tabacco, tra le principali ricchezze naturali di Cuba anche per la particolare temperatura e umidità. Presto diverrà un prodotto pregiato in tutto il mercato europeo. E' intorno alla coltivazione del tabacco e della canna da zucchero che si formano i primi insediamenti stabiliti di immigrati, che nel Settecento daranno origine alla borghesia creola.

Nel 1762, per quasi un anno, l'Avana viene conquistata dagli inglesi che non riusciranno però a prendere possesso delle altre città dell'isola. La presenza degli inglesi rivoluzione l'economia cubana, nonostante la sua breve durata.

Via via che si sviluppa il commercio via mare, prende corpo la tratta degli schiavi. Dall'Africa vengono trasportati a Cuba migliaia e migliaia di persone dalla pelle nera: alla traversata dell'Oceano sopravvivono solo gli uomini e le donne più robuste. Proprio nel 1763, mentre sta per finire il dominio inglese su l'Avana, si assiste all'exploit della produzione di zucchero che diventa virtù e dannazione di quest'isola. 

Nel 1776 gli Stati Uniti dichiarano la propria indipendenza da Londra: Cuba, di conseguenza, può iniziare a vendere in piena libertà il proprio zucchero al grande Paese confinante. Una spinta decisiva di fare dell'isola la "patria dello zucchero" viene dalle vicende che seguono la Rivoluzione Francese del 1789 ad Haiti, dove avviene una sanguinosa rivolta degli schiavi che si scagliano contro i bianchi: molti proprietari degli zuccherifici e tecnici del settore si trasferiscono a Cuba, mettendo in crisi l'immagine di Haiti come Paese detentore del primato nella coltivazione della canna da zucchero.

 

Nel 1827  dei 700.000 abitanti dell'isola il 56% è costituito da negri e da schiavi. Questa percentuale spiega la non partecipazione di Cuba alla guerra di indipendenza dalla Spagna che infiamma l'America Latina nel corso del XIX secolo; la borghesia creola teme che senza la protezione di Madrid, saranno  i neri a prendere il potere. Ma c'è pure chi inizia a guardare alla prospettiva di  una possibile annessione di Cuba agli Stati Uniti. La tentazione di far cadere l'isola sotto l'egemonia statunitense si era del resto già realizzata nel 1823 con la "dottrina Monroe" che recitava più o meno così: "l'America agli americani e Cuba prima o poi agli americani".

Quando nel 1841 la popolazione residente nell'isola raggiunge 1 milione di unità, la percentuale dei negri sale al 58%. Lo sviluppo dell'industria dello zucchero è inarrestabile e nei suoi riflessi sociali da avvio alla singolare contaminazione tra la cultura  bianca e quella negra.

Nel 1837, prima che in ogni altro paese dell'America Latina e prima che nella stessa Spagna, viene costruito un tratto di ferrovia su rotaia: collegherà l'Avana a Bejiucal.

 La guerra di indipendenza dura ben 30 anni e si avvia nel 1868, quando il ricco proprietario terriero Carlos Manuel de Cespedes mette in libertà i suoi schiavi e suona la campana della sua azienda al grido di "Viva Cuba Libera" di fronte a migliaia di cittadini che condividono il proposito di fare dell'isola una nazione pienamente indipendente. Il primo conflitto dura circa dieci anni. Il 24 febbraio 1895 inizia la fase finale della guerra di indipendenza organizzata e promossa da Josè Martì, poeta e scrittore, che riunifica tutte le componenti del nazionalismo cubano intorno al Partito Rivoluzionario. Tale scelta si  rivelerà decisiva.

Il 10 dicembre 1898 viene firmato un trattato di pace tra Spagna e mambises (erano chiamati così i combattenti per l'indipendenza).  A mediare i due contendenti nella fase finale della guerra ci avevano pensato gli Stati Uniti e ciò si evince dall'emendamento Platt (dal nome del senatore proponente) che accompagna la sigla della pace: "Cuba acconsente che gli USA si riservino e mantengano diritto di intervento per la conservazione dell'indipendenza cubana ed il mantenimento di un governo solido".  Quell'emendamento prevedeva anche che l'isola non potesse firmare trattati o prestiti internazionali senza la previa autorizzazione di Washington. Veniva concesso agli Stati Uniti anche l'usufrutto della base militare di Guantanamo su territorio cubano. L'emendamento Platt, verrà addirittura inserito come norma nella prima Costituzione di Cuba nazione indipendente. Nel 1906 si verifica il primo sbarco militare da parte degli USA per sedare alcune rivolte popolari che rischiavano di mandare in fumo gli interessi americani presenti a Cuba. L'influenza di Washington diventa via via sempre più ossessiva, mentre un migliaio di cittadini americani decidono di trasferirsi sull'isola.  Nel 1925 si fonda il Partito Comunista Cubano. Tra i suoi fondatori c'è Julio Antonio Mella, figura di spicco nella sinistra latinoamericana, dirigente del movimento studentesco de l'Avana. Per lui il primo obiettivo è raggiungere una effettiva unità razziale tra bianche e neri come rifondazione dell'idea di una comune nazionalità cubana. In quegli anni era al potere - sostenuto dal governo di Washington - Gerardo Machado, ribattezzato il "Mussolini tropicale", che fa arrestare Mella proprio nel 1925. Quest'ultimo inizia in carcere uno sciopero della fame che costringe le autorità a liberarlo sotto la pressione dell'indignazione popolare. E' in quel momento che Mella decide di  partire alla volta del Messico, dove conduce una vita da esiliato accanto a Tina Modotti, fotografa di prestigio e di nazionalità italiana. Verrà ucciso a Città del Messico il 10 gennaio 1929 da due sicari prezzolati dal regime cubano. La lotta contro Machado si conclude nel 1933. Scioperi  e  manifestazioni quotidiane fanno crescere l'opposizione. La notte del 12 agosto il dittatore riesce ad abbandonare l'isola con 5 casseforti ricolme d'oro e a stabilirsi a Nassau, nelle Bahamas.

 Dopo la rivolta viene eletto presidente Grau San Martin, un professore dalle idee progressive dell'Università de l'Avana. Tra i suoi primi obiettivi c'è quello della nazionalizzazione dell'energia elettrica che veniva gestita da una società statunitense. Le reazioni della destra - e di Washington che decise di non riconoscere la legittimità della presidenza di Grau San Martin - non si fanno attendere e gli USA giungono alla decisione di boicottare l'economia dell'isola.
E' in quel periodo che scala la vetta della popolarità Fulgencio Batista, un sergente dell'esercito cubano ben visto da Washington e dalla destra cubana.
  Il 15 gennaio del 1934 è proprio quel sergente a farsi promotore di un golpe di palazzo che porta alla presidenza della Repubblica, Carlos Mendieta. A tessere i fili del potere è Batista, che in coincidenza con la Seconda guerra mondiale, vede rafforzato il suo potere a causa dell'aumento del prezzo dello zucchero sul mercato mondiale. Nel 1940 -in nome dell'unità antifascista- entrano nel governo due esponenti di rilievo del Partito Socialista popolare (il partito comunista cubano si chiamava così): Juan Marinello e Carlos Rafael Rodriguez. Ma nel 1944 quell'ibrida alleanza perde le elezioni nelle quali viene eletto presidente da un fronte  progressista, Grau San Martin.

Dal 1946 al 1952 la corruzione mina la società politica cubana. Assassini e ruberie sono all'ordine del giorno. Le elezioni presidenziali previste nel 1952 non si svolgono. Batista prende il potere la notte del 10 marzo: questa volta con un vero golpe. L'unica resistenza di un'opposizione divisa si verifica all'Università de l'Avana, dove scontri tra la polizia e studenti accompagnano i primi giorni del golpe. Il 14 marzo l'Università viene chiusa.

Nel 1953, anno del centenario della nascita di Martì, prende il via il primo focolaio rivoluzionario anti-Batista. Il 26 luglio di quell'anno, un gruppo di giovani raccolti intorno al giovane avvocato Fidel Castro, dà l'assalto alla caserma Moncada di Santiago de Cuba, approfittando dei festeggiamenti del carnevale per confondersi tra la folla (da qui il nome Movimento 26 luglio). Un secondo manipolo di militanti -guidati da Abel Santamaria- aveva il compito di conquistare un ospedale. Raul Castro, fratello minore di Fidel, doveva impossessarsi del Tribunale di Santiago. Gli attacchi falliscono i loro obiettivi.

   Fidel Castro e pochi altri, scampati al massacro, riescono a fuggire sulle montagne, dove verranno catturati. Castro preparerà da solo l'autodifesa (che pronuncerà in tribunale nel corso del processo contro lui e dei militanti del Movimento 26 luglio), diventata famosa con il titolo "la storia mia assolverà". I sopravvissuti dell'assalto della Caserma Moncada verranno condannati al carcere e detenuti nell'Isla de Pinos (attuale Isla de la Juventud) dove era stato rinchiuso pure Josè Martì, ma verranno liberati grazie ad una amnistia nel 1955. I militanti del "Movimento 26 luglio" partono subito per l'esilio in Messico, dove iniziano a riorganizzare i loro progetti insurrezionali.

L'organizzazione e l'addestramento di quel manipolo di cubani dura più di un anno in territorio messicano. Al gruppo originario si aggiunge un giovane medico argentino, Ernesto Guevara. Fidel Castro acquista da una coppia statunitense lo yacht "Granma" per preparare lo sbarco ed il ritorno a Cuba (in teoria avrebbe potuto trasportare solo 20 persone ma finirà di imbarcarne più di 80). A Santiago, il "Movimento 26 luglio" guidato da Frank Pais si da l'obiettivo di organizzare l'insurrezione per il 30 novembre del 1956, in contemporanea con il previsto arrivo del "Granma". Ma lo yacht sbaglia rotta, incontra maltempo ed arriva sulle coste dell'isola solo il 2 dicembre e molto distante dal luogo stabilito. Il "Granma" viene avvistato da una nave da guerra: è una carneficina. Dopo aver camminato per tre giorni, i superstiti militanti del "Movimento 26 luglio"  vengono sorpresi dall'esercito nella località di Alegria del Pio. Erano arrivati a Cuba in 82, ma quando il 19 dicembre Fidel Castro riesce a radunare i sopravvissuto può contare solo su 12 uomini. Tra i superstiti c'è anche un italiano, Gino Donè Paro.  Sulle montagne della Sierra Maestra  il manipolo si riorganizza in cerca della rivincita che arriverà nel 1958, dopo tre anni di guerriglia. Il 1° gennaio 1959 i "barbudos" (chiamati così per le lunghe barbe che si erano fatti crescere sulla Sierra) fanno il loro ingresso a L'Avana con alla testa Ernesto "Che" Guevara e Camilo Cianfuegos. Il dittatore Fulgencio Batista riesce a fuggire. Castro giunge nella capitale dopo aver attraversato tutta l'isola. Nel 1961 Fidel Castro annuncia che la "rivoluzione cubana è una rivoluzione socialista". Si stringono i rapporti con l'Unione Sovietica e i paesi socialisti dell'Est. Gli USA decretano il blocco economico unilaterale contro l'isola e finanziano la tentata (e fallita) invasione di Playa Giron che inizia due giorni dopo l'impegnativa dichiarazione di Castro che chiama la sua gente alle armi e alla vigilanza. Nel 1962 si svolge la "crisi dei missili": Washington minaccia un intervento armato contro l'isola se i sovietici non sospenderanno l'installazione dei missili nucleari sul territorio cubano.

1989 e 1990 sono altre due date storiche per Cuba. La caduta del muro di Berlino e la dissoluzione prima dei paesi dell'Est del "socialismo reale" e poi della stessa Unione Sovietica lasciano l'isola sola nello scacchiere mondiale. L'Avana avvia il "periodo speciale" fatto di terribili restrizioni economiche, apertura all'economia mista e alle joint-venture, ristrutturazione dell'infrastruttura industriale e delle tecnologie. L'isola cerca di reinserirsi nella nuova realtà internazionale senza rinunciare alle proprie conquiste sociali che modellano uno specifico Stato sociale e alla peculiarità della sua storia. Gli USA, prima con la legge Torricelli e poi con la legge Helms-Burton, stringono ancora di più  il cappio del blocco economico provocando la reazione di condanna di America Latina, Europa, Vaticano, Canada e paesi asiatici. L'assemblea dell'ONU ha più volte condannato negli ultimi anni la politica unilaterale di Washington nei confronti dell'Avana.


LA REVOLUCION

 

Il Movimento 26 Luglio, fondato e diretto da Fidel Castro. Esso si era formato a partire dal Partito ortodosso che rappresentava la piccola borghesia radicale, nazionalista, antimperialista ed aveva polarizzato anche settori popolari nella lotta contro la dittatura e l'imperialismo.

Questo movimento non si ispira quindi alla tradizione comunista, ma al pensiero umanista, libertario, antimperialista di Josè Martì. Non sorge come partito classista, ma come un fronte nazionalista e antimperialista che annovera forze diverse, con una marcata preoccupazione unitaria.

All'interno del movimento prevale la scelta della lotta armata, che crea il suo strumento nell'esercito ribelle.

 Il direttorio Rivoluzionario 13 Marzo, particolarmente forte nei settori studenteschi. Con esso, il Movimento 26 Luglio lancia un manifesto congiunto prima dello sbarco del Granma. Nella sua dialettica intera finisce col prevalere la linea della lotta armata dell'esercito ribelle. 
Il Partito Socialista Popolare, comunista, di obbedienza sovietica, che fino a pochi mesi prima della vittoria aveva guardato con sospetto il movimento "piccolo borghese" di Fidel Castro. Dopo la presa del potere, Castro considera prioritaria l'unificazione di queste organizzazioni. Per lui una delle lezioni più importanti della storia cubana e in particolare di Josè Martì è appunto questa: la disunione dei rivoluzionari ha fatto fallire molte battaglie; solo l'unità delle forze rivoluzionarie garantisce il loro successo.

L'unificazione viene facilitata dal fatto che le varie componenti organizzate dal movimento rivoluzionario finiscono per riconoscere il ruolo dirigente di Castro. Particolarmente significativa al riguardo la decisione di Blas Roca, Segretario Generale del Partito Socialista Popolare, di sciogliere il partito e di riconoscere Fidel Castro, come leader di tutto il movimento. Decisione indubbiamente eccezionale nella storia dei partiti comunisti.  Per parte sua, Castro dopo la vittoria dichiara di non appartenere più al Movimento 26 Luglio, ma al più ampio movimento rivoluzionario.

Il processo di unificazione così innescato passa attraverso varie tappe:
La direzione rivoluzionaria decide di creare una nuova organizzazione unitaria, costituita da quadri selezionati e legati alle masse, denominata ORI (Organizzazioni Rivoluzionarie Integrate). La realizzazione del progetto viene affidata al Partito Socialista Popolare (PSP), data la sua esperienza organizzativa e il prestigio di cui gode fra le masse. Segretario della ORI viene nominato Anibal Escalante, dirigente del PSP. Ma poco tempo dopo esplode un conflitto che mette in luce la difficoltà di unificare  tendenze così diverse: Escalante cerca infatti di imporre alla nuova organizzazione la linea del PSP, affidando i posti chiave a militanti di quel partito. Il 26 Marzo 1962 Escalante ed i suoi quadri vengono attaccati pubblicamente da Fidel Castro, che li accusa di settarismo e di distanza dalle masse. E' la prima "rettifica". La ORI viene sciolta.

Nello stesso anno 1962 prende avvio un nuovo sforzo di riunificazione e si crea il PURS (Partito Unito della Rivoluzione Socialista). Esso si distingue dalla ORI per l'esplicita professione di socialismo, che è una reazione della rivoluzione all'invasione di Playa Giròn; e soprattutto per la preoccupazione di vicinanza alle masse (s'introduce allora la prassi che i candidati al patito siano selezionati dai compagni di lavoro).

Il 3 Ottobre 1965 nasce il Partito Comunista di Cuba e si considera  superata la distinzione fra le componenti. Però l'unità giuridica e organizzativa non può sopprimere le diversità, anzi il contrasto fra le matrici culturali, che rimane presente attraverso la storia cubana e ne marca le varie fasi.

La matrice umanistica e popolare sarà costantemente alimentata dalla tradizione autoctona, quella economicista ed autoritaria, dall'influsso sovietico.

 

BREVE STORIA DELLA RIVOLUZIONE CUBANA

Con l'assalto alla caserma Moncada, Cuba si prepara a voltare pagina

...Intanto un giovane avvocato, già noto come leader studentesco, e poi come militante del Partito ortodosso, indignato per la corruzione dei governi e la trasformazione della politica in uno scontro di bande armate, va assumendo nel suo partito una posizione sempre più radicale. All'epoca del golpe è ormai ai margini del Partito ortodosso e subito dopo presenta alla Corte costituzionale una denuncia contro Batista, accusandolo di aver affossato proditoriamente la Costituzione. Non spera certo che la Corte processi e condanni il golpista, ma intende far capire a tutti che l'epoca della battaglia politica pacifica è definitivamente chiusa. Ha 26 anni, grinta e grande carisma. Il suo nome è Fidel Castro.

Attorno a lui comincia a raggrupparsi un nucleo di giovani della sinistra ortodossa oppure senza partito, uniti dall'indignazione e dalla protesta contro la corruzione, la repressione e il golpe di Batista. Proprio nel 1953 cade il centenario della nascita di Josè Martì. Fidel Castro e i suoi seguaci ne raccolgono la bandiera e il nucleo della "generazione del centenario" comincia a preparare la lotta armata contro Batista. Castro, con il gruppo dirigente del movimento, decide di attaccare la grande caserma Moncada di Santiago de Cuba, che dopo la Columbia a L'Avana è la più importante del paese. La data scelta è il 26 luglio: il 25, infatti, sarebbe iniziato il carnevale di Santiago, popolarissimo in tutta l 'isola; non avrebbero quindi destato sospetti i giovani giunti in città per partecipare all'assalto; inoltre, molti degli ufficiali e dei soldati del Moncada sarebbero stati intontiti dalle ubriacature e dalle danze della sera prima. I giovani sono un centinaio, a malapena addestrati; le armi sono poche. Nella caserma ci sono mille militari armati di tutto punto: il fattore sorpresa dunque è fondamentale. Il piano consiste nel presentarsi al Moncada vestiti da soldati, entrare e catturare forte e armi. Fidel Castro conta che a quel punto la popolazione di Santiago, città rebelde siempre, insorga.

Una piccola fattoria presa in affitto a qualche chilometro dalla città, la Granjita Siboney, è il punto di riferimento e di raccolta delle armi. All'alba del 26 un commando guidato da Abel Santamaria, prende posizione nell'ospedale adiacente, da cui si può sparare nella caserma, e un altro, guidato da Raul Castro, si installa sul tetto del tribunale che domina il cortile del Moncada. Ma le cose non vanno come dovrebbero: alcune vetture cariche di combattenti sbagliano strada. Poi la colonna principale giunge davanti al portone contemporaneamente a un gruppo di militari. Fidel e i suoi sono costretti a sparare prima del tempo: viene meno quindi, l'elemento sorpresa. A quel punto, il numero, la potenza di fuoco e l'addestramento dei militari costringono alla fuga i ribelli. Nel gruppo che viene catturato ci sono anche due donne: Haidèe Santamaria e Melba Hernàndez. Perchè Haidèe si decida a parlare, i soldati le mostrano gli occhi del fratello Abel e i testicoli del fidanzato Boris Santa Coloma. La ragazza non parla, ma molte decine di combattenti vengono catturati a Santiago e nei dintorni, torturati e uccisi. Alla fine i morti sono più di 70 e di questi solo 6 sono caduti in battaglia, anche se la versione ufficiale parla solo di caduti nello scontro a fuoco.

Fidel Castro e pochi altri vengono catturati qualche giorno dopo, quando ormai l'opinione pubblica rifiuta di accogliere la versione dei militari,e questo salva loro la vita. Il Partito Comunista condanna duramente quell'assalto come atto di provocazione; del resto Fidel, anche se legge Lenin, non è certo comunista e l'episodio Moncada rappresenta piuttosto un nuovo modo di lottare a Cuba e in America Latina. E' la scelta della lotta armata e soprattutto dell'offensiva rivoluzionaria mentre fino a quel momento le sinistre hanno portato avanti una pratica politica assolutamente difensiva. Il Moncada ha dimostrato che c'è un gruppo a Cuba capace di compiere un'audace e complessa azione militare senza che la polizia di Batista, considerata inattaccabile e quasi onnipotente, sospetti nulla. Fidel e i suoi compagni vengono processati a Santiago e condannati a diversi anni di prigione da scontarsi nel Presidio modelo di Isla de Pinos, oggi Isla de la Juventud.

Durante il processo Fidel pronuncia un'autodifesa che diventa il manifesto della rivoluzione cubana. Per cinque ore, davanti alla corte, denuncia i mali di Cuba: analfabetismo, disoccupazione, gioco, prostituzione, presenza schiacciante del capitale statunitense, sfruttamento sfrenato del popolo cubano. Accusa Batista di aver assassinato i prigionieri del Moncada e conclude con una provocazione "Condannatemi pure, la storia mi assolverà". Prigioniero, in isolamento, Fidel studia e riorganizza il movimento. Riesce a mantenere i contatti con i pochi militanti rimasti liberi e dar loro le  linee di una mobilitazione politica di massa, che ha come parola d'ordine unitaria la richiesta di amnistia. Intanto Batista sembra di nuovo inattaccabile: ha imposto nuove restrizioni alla stampa; ha messo fuori legge il Partito Socialista Popolare. Alle elezioni del 1954 vince praticamente senza opposizione. Ma sotto la calma apparente continuano a covare la ribellione e l'opposizione, che proprio nella richiesta di amnistia trovano una base concreta e unitaria di movimento. Nel giro di pochi mesi la protesta cresce, le manifestazioni si moltiplicano, le forze politiche e sociali premono sempre con maggior forza. E nell'aprile del '55 Batista concede l'amnistia, in parte costretto dall'opinione pubblica, in parte convinto che questo toglierà un'arma politica dalle mani dell'opposizione. Il 15 maggio Fidel e i suoi compagni vengono rilasciati.

L'avventura del Granma e la rivolta di Santiago

Poco dopo Fidel va in esilio in Messico. Attorno a lui si ricostituisce il gruppo della generazione del centenario che prende dalla data del Moncada il nome di Movimiento 26 de Julio. A Cuba rimangono altri dirigenti e militanti per preparare la Rivoluzione, mentre l'opposizione borghese a Batista, guidata dal vecchio don Cosmè de la Torriente, cerca invano una soluzione politica alla situazione via via più insostenibile del paese.

In Messico, intanto, pur tra grandi difficoltà, Fidel Castro e i suoi si addestrano sotto la guida di un ex combattente della guerra di Spagna, Bayo. Presto si unisce a loro un giovane medico argentino Ernesto "Che" Guevara che ha viaggiato in tutta l'America Latina e che nel 1954 si era trovato in Guatemala quando le truppe armate dagli Stati Uniti avevano abbattuto il governo legittimo del maggiore Arbenz. Questa esperienza ha radicalizzato il pensiero di Guevara e la sua opposizione all'ingerenza degli Usa negli affari interni dei paesi latinoamericani.

Castro acquista da una coppia statunitense lo yacht Granma per attraversare il tratto di mare lo separa da Cuba. Frattanto lo raggiunge in Messico Frank Paìs, il capo del Movimiento 26 de Julio a Cuba. Il giovane riceve l'ordine di preparare una insurrezione armata contemporanea all'approdo del Granma, in modo da distogliere l'attenzione dell'esercito dallo sbarco. Insieme a lui operano a Santiago Haidèe Santamaria, Cèlia Sanchez, Lester Rodriguez, Vilma Espin.

Il 30 novembre del 1956 Santiago insorge e per lunghe ore i rivoluzionari tengono in pugno la città, ma per un errore di rotta il Granma arriva in vista delle coste cubane due giorni dopo, il 2 dicembre, e non approda a Niquero, come convenuto, ma alla spiaggia di Las Coloradas. La rivolta di Santiago è già stata spenta nel sangue e una nave da guerra ha avvistato lo yacht. Gli 82 rivoluzionari sbarcano mentre l'aviazione comincia a mitragliare la zona, e camminano ininterrottamente per tre giorni verso oriente. Il 5 dicembre durante una sosta ai margini di un grande canneto ad Alegria del Pìo, vengono sorpresi dall'esercito. I morti e i prigionieri sono una settantina; i pochi sopravvissuti fuggono verso la montagna. Tra loro c'è Camilo Cienfuegos. Alcuni contadini, tra i quali Guillermo Garcìa, che diventerà uno dei comandanti della rivoluzione, soccorrono Fidel e i suoi compagni, li rifocillano e li nascondono nei loro bohìos. Quando tutti i sopravvissuti riescono a riunirsi, sono passati due settimane dallo sbarco.

La guerriglia sulla Sierra Maestra

Così, senza che tutte le condizioni oggettive gli siano favorevoli e con una forte componente di utopia, Castro comincia la guerra. Batista annuncia che Fidel è morto in combattimento. La notte tra il 17 e 18 gennaio 1957, a La Plata, i ribelli attaccano di sorpresa la piccola caserma dell'esercito: è il loro primo successo.

Per dimostrare al mondo di essere vivo e in armi, Fidel invita sulla Sierra Maestra Herbert Matthews, un famoso giornalista del "New York Times" che a metà febbraio lo raggiunge e visita il suo accampamento. Quando il giornale pubblica il primo servizio sulla guerriglia castrista, l'impatto psicologico e politico a Cuba e negli Usa è grandissimo. Il Ministro della Difesa cubano dichiara che è assolutamente impossibile che l'inviato abbia potuto arrivare sulla Sierra sfuggendo ai controlli dell'esercito, e che in ogni caso Fidel è morto. Il giorno dopo Matthews, pubblica le foto che lo ritraggono in montagna con Castro. Inizia un periodo di ripetute e difficili battaglie sulla Sierra Maestra, affiancate da iniziative politiche per conquistare i contadini. "La lotta sulla Sierra -dirà dopo Guevara- ci aveva cambiato e ci mise a diretto contatto con una realtà di cui prima parlavamo solo dal punto di vista teorico". Quando i campesinos cominciano a vedere nei guerriglieri gli alleati contro un loro nemico storico, la guardia rurale, la rivoluzione conquista uno degli elementi centrali che lo porteranno alla vittoria. 

Intanto nelle città si moltiplicano le attività di sabotaggio e le mobilitazioni politiche, che vedono protagoniste forze diverse. Il 13 marzo il Directorio Estudiantil, un gruppo politico di ispirazione cattolica, decide di assaltare il palazzo presidenziale e di uccidere Batista. Un altro gruppo, guidato da Echevarrìa, si prepara a prendere la stazione di Radio Reloj per diffondere un proclama alla nazione. I giovani riescono ad entrare nel palazzo e a uccidere diverse guardie, ma Batista si rifugia all'ultimo piano e blocca l'ascensore, che è l'unica via di accesso. Mentre Echevarrìa lancia il suo proclama da Radio Reloj, dall'alto del palazzo Batista dirige  il contrattacco e gran parte dei giovani, tra cui lo stesso Echevarrìa, vengono uccisi o catturati. 

Nel maggio il Brac (il corpo speciale di polizia destinato alla repressione dei comunisti) accentua la persecuzione contro il Psp, che si è avvicinato notevolmente alla linea di Fidel Castro. Del resto suo fratello Raul è stato, fino al Moncada, membro della gioventù comunista e altri dirigenti del Psp hanno rapporti con il Movimento 26 de Julio.

Il 30 luglio a Santiago il capo della polizia d'Oriente Salas Canizares tende un agguato a Frank Paìs e lo uccide per strada. Il giorno dopo, i suoi funerali diventano una gigantesca manifestazione pubblica di opposizione a Batista. Migliaia di donne in lutto scendono in piazza e accolgono il casuale arrivo del nuovo ambasciatore statunitense Earl Smith al grido di "libertad". La repressione è così dura che persino Smith ha parole di sdegno.

Mentre sulla Sierra la guerriglia si rafforza, il 6 settembre a Cienfuegos buona parte della Marina da guerra cubana si ribella. I marinai in rivolta conquistano il porto e la città fino a quando dall'Avana giungono aerei B26 statunitensi e colonne dell'esercito. E' una strage.

L'ultimo anno di guerra e la fuga di Batista

La guerriglia si è ormai installata saldamente sulla Sierra e combatte con crescente capacità d'azione; conquista armi all'esercito, lo sfianca, gli toglie forza e fiducia e continua ad accrescere il numero dei propri militanti. Sono moltissimi i contadini che si arruolano volontari. Il 24 febbraio comincia a trasmettere Radio Rebelde che presto viene ascoltata in tutta l'isola. Lo sciopero generale indetto per il 9 aprile fallisce e allora si moltiplica lo sforzo organizzativo e si adotta una linea politica di maggior collegamento con i lavoratori delle città, mentre a maggio Batista sferra sulla Sierra la più importante controffensiva della guerra. L'operazione Verano (estate) mette in campo migliaia di uomini, l'aviazione, la marina, l'artiglieria.  Fidel usa la tattica di raggruppare i suoi uomini e di lanciare attacchi improvvisi e di tendere continue imboscate specialmente contro le avanguardie dell'esercito. All'inizio di luglio l'esercito si sfalda e si ritira dalla Sierra; alti ufficiali, come il maggiore Quevedo, passano ai ribelli.

Matura per Castro la possibilità di scendere dalle montagne e invadere l'Occidente. Sul piano politico l'adesione dei contadini diventa quasi totale quando si propone la riforma agraria. Raul Castro organizza il Congresso contadino in armi. "Perché sia una rivoluzione vera deve cominciare dalla riforma agraria" si dice in America Latina e Fidel Castro comincia ancor  prima di avere vinto. L'invasione ad Occidente è una campagna dura ma rapida. Nonostante l'appoggio politico-militare e il continuo flusso di armi dagli Stati Uniti, a metà ottobre Che Guevara e Camilo Cienfuegos si trovano già con le loro colonne nella provincia di Las Villas, mentre Raul Castro, Fidel e Almeida controllano quasi tutto l'Oriente. La battaglia finale è combattuta da Guevara. Il regime ha affidato le sue ultime speranze a un treno blindato che dovrebbe difendere Santa Clara. Ma il Che riesce a farlo deragliare: i 350 soldati che trasporta si arrendono. E' il 29 dicembre. Due giorni dopo, la notte di capodanno, Batista fugge in aereo con i suoi collaboratori più stretti e Cuba esce in festa per le strade: la rivoluzione ha vinto